Notti Romane
Nel silenzio notturno del Sepolcro degli Scipioni, le grandi figure dell’antica Roma tornano a parlare. Guidato da Cicerone, il narratore ascolta le loro voci e attraversa con loro la storia di una civiltà, dalla grandezza alla decadenza. Un viaggio visionario tra rovine, fantasmi e memoria, nell’opera che Mauro Del Maino pubblicò a Piacenza nel 1804.
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DI COSA PARLA?
Roma, sul finire del Settecento. La recente scoperta del Sepolcro degli Scipioni accende l’immaginazione di Alessandro Verri. Nel cuore della notte, tra le rovine della via Appia, il narratore vede comparire le ombre degli antichi romani. A guidarle è Cicerone, che lo conduce in un viaggio attraverso il passato della città.
Le voci dei morti rievocano guerre, passioni, conflitti politici e familiari. Interrogano la grandezza di Roma, ma anche la violenza, l’ambizione e la corruzione che ne prepararono la caduta. Al mondo pagano delle tombe si affianca poi la Roma cristiana, raccolta intorno alla basilica di San Pietro. Il passato osserva il presente e il presente è costretto a misurarsi con ciò che resta del passato.
Pubblicate nella loro forma completa nel 1804 dai torchi piacentini di Mauro Del Maino, le Notti romane sono insieme racconto fantastico, dialogo filosofico e meditazione sulla memoria. Un libro di apparizioni e rovine nel quale la storia torna a essere viva, inquieta e sorprendentemente vicina.
Note sull'autore
Alessandro Verri nacque a Milano nel 1741 e morì a Roma nel 1816. Fratello di Pietro e amico di Cesare Beccaria, fu tra i protagonisti dell’Illuminismo lombardo e collaborò alla rivista Il Caffè. Traduttore di Shakespeare e romanziere, deve alle Notti romane la sua fama più duratura.
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