A lungo per me il Texas è stato un luogo dell’immaginazione. Un infantile sogno pop costruito sui simboli che arrivavano da quella infinita fucina di illusioni che erano gli anni Ottanta e la loro maledetta televisione. Era i grattacieli di Dallas e i cappelloni grigi di J.R. Ewing, era i pozzi di petrolio e le Cadillac giganti, era soldi a palate e belle donne.
Poi è arrivato il basket e l’infinita passione per la NBA. I Dallas Mavericks, per lungo tempo squadra di bassa classifica, fino all’arrivo del miliardario Mark Cuban e di quel gran giocatore tedesco che risponde a nome di Dirk Nowitzki. I San Antonio Spurs, gli speroni della città dell’Alamo, che tra la fine degli anni Novanta e il 2014 hanno dato vita a una vera e propria dinastia sportiva.
Poi è arrivata la passione per cinema e musica, i western di John Ford, Il gigante e…


